21 Aprile 2021

Dove vanno i rifiuti europei? La gran parte in Turchia

In partenza soprattutto acciaio e ferro. L’India è la seconda destinazione 


Non sono solo i flussi di merci a determinare gli equilibri geopolitici, ma anche quelli di rifiuti. Sì, perché spesso agli Stati conviene esportarli verso altri Paesi piuttosto che smaltirli in casa. Da metà anni 2000 l’esportazione di rifiuti europei è decisamente cresciuta, segnando nel 2020 un incremento del 75% rispetto al 2004. L’impennata c’è stata tra il 2004 e il 2012, a cui è seguito un calo dell’export fino al 2015, ma dal 2016 è tornato a crescere. Viceversa la quantità di rifiuti importati, che 17 anni fa era quasi uguale a quella spedita fuori dalla Ue, è invece diminuita del 10%. Ora il gap è enorme, considerando che l’import nel 2020 è ammontato a 16 milioni di tonnellate e l’export a più di 30. Considerando che ogni europeo produce ogni anno 5 tonnellate di spazzatura secondo i calcoli della Commissione europea, i rifiuti europei ammontano nel complesso a 2 miliardi e 240 milioni di tonnellate, e quindi parliamo di una quota di export dell’1,5% del totale all’incirca. Però in aumento come appare evidente dai numeri.

Solo il 38% dei rifiuti europei viene riciclato

A rendere necessario ancora l’uso di discariche, e spesso di quelle collocate al di fuori dai confini europei è chiaramente l’uso ancora ridotto del riciclo. Solo il 38% dei rifiuti europei prodotti viene riciclato. Naturalmente con numeri molto diversi da Paese a Paese. Per quanto riguarda quelli municipali, i rifiuti raccolti e gestiti dai comuni, mentre in Germania si arrivava già nel 2017 a un 68% di riciclo, in Grecia ci si fermava al 19%. L’Italia era a quota 48%, meglio della media e della Francia e della Spagna per esempio, ma con grandi differenze regionali. L’incapacità e l’inefficienza nel gestire localmente i rifiuti, cui si accompagna la resistenza alla costruzione di impianti per lo smaltimento, colpiscono in particolare il Mezzogiorno. La Campania per esempio spenderebbe ogni anni 45 milioni per esportare rifiuti al di fuori dalla regione, in alcuni casi anche al di fuori dell’Italia e della Ue. In generale le mete più gettonate tra i Paesi extraeuropei sono appunto quelle più vicine. Una in particolare, la Turchia. Paese con cui l’Europa ha un rapporto complesso, conflittuale e però necessario, nonostante tutte le tensioni politiche che periodicamente emergono. La gestione della patata bollente dei flussi migratori è un fattore decisivo al centro delle relazioni. Ma come si vede dalla nostra infografica anche l’accoglienza da parte della Turchia della maggioranza relativa dei rifiuti europei esportati ha evidentemente il proprio peso.

Sono i rifiuti in acciaio e ferro quelli più esportati

Il Paese asiatico ha importato 13,7 milioni di tonnellate rifiuti nel 2020, più del 40% di quelli portati al di fuori dalla Ue l’anno scorso. Molto dopo vengono l’India e il Regno Unito, con rispettivamente 2,9 e 1,8 milioni di tonnellate. Tra le principali destinazioni poi Svizzera, Norvegia, Indonesia e Pakistan tra 1,4 e 1,6.

A essere portati all’estero però non sono allo stesso modo tutti i tipi di rifiuti europei. Il 53% dell’export è costituito da acciaio e ferro. Ne vengono spediti in altri Paesi, e soprattutto in Turchia, 17,4 milioni di tonnellate. Segue con 6,1 milioni la carta e il cartone, inviati in questo caso soprattutto in India e Indonesia e poi la plastica, con 2,4 milioni di tonnellate. Anche tra le importazioni in ogni caso fanno la parte del leone ferro e acciaio. E in questo caso la fonte principale è il Regno Unito, responsabile del 32% dell’export di questi due metalli nella Ue, che nel complesso vale 4,1 milioni di tonnellate. Numeri comunque piccoli rispetto a quelli dell’export.

I dati si riferiscono al 2020 – Eurostat

[Fonte: https://www.truenumbers.it/rifiuti-europei-esportazione/]


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