7 Gennaio 2020

Plastica e riciclo, i dati parlano chiaro.


Partiamo da alcuni dati Nel mondo, ad oggi, secondo l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) , soltanto il 15% dei rifiuti di plastica viene riciclato. Il 25% viene bruciato in inceneritori o termovalorizzatori, il 60% va in discarica, viene bruciato all’aperto (con le note conseguenze per l’ambiente e la salute) o finisce nell’ambiente (sono noti a tutti i video e le foto dei mari e di ogni dove inquinati da plastiche). Nel mondo, globalmente, la plastica “prodotta”, nuova di fabbrica, è otto volte (otto!) volte superiore in quantità rispetto alla plastica riciclata. Tra i motivi troviamo il costo superiore della plastica riciclata rispetto a quella nuova e le sue qualità tecniche intrinseche (non sempre all’altezza delle varie richieste dell’industria). Negli Stati Uniti si ricicla appena il 10%. Ma in molti paesi in via di sviluppo la raccolta e il trattamento incontrollati dei rifiuti sono ancora prevalenti.
Il riciclo della plastica? Una questione di mercato, non etica Il PET delle bottiglie e l’HDPE (polietilene ad alta densità) dei flaconi di detersivo sono i più riciclati (dal 19% all’85% a seconda dei paesi), mentre il polipropilene di tubi e cavi elettrici e il polistirene sono ben poco recuperati (dall’1% al 21%) nonostante sia una delle plastiche meglio riciclabili. Perché? Perché non hanno mercato! Il polistirolo è facilissimo da riciclare ma il riciclato costa più del nuovo e quindi perché comprarlo? C’è un’altra questione, quella tecnologica, legata alla capacità degli stabilimenti dediti al riciclo di recuperare materia: un giocattolo di plastica, per esempio, non verrà riciclato perché “troppo complesso” da decomporre nei suoi elementi plastici che dovranno essere a loro volta compatibili con “gli impianti” di trattamento . Un giocattolo, per esempio, può contenere viti e cavi elettrici che per essere separati richiedono forza lavoro, denaro e tecnologia….e investimenti…. Ecco il perché fondamentalmente non tutta la plastica viene riciclata! Nonostante questo sia in teoria quasi sempre possibile a patto di investimenti .Perché la plastica è double face per eccellenza. Ma purtroppo la sua parte negativa ha preso il sopravvento con danni incredibili e irreparabili all’ambiente. Si pensi che molti studiosi hanno definito “plastocene” la nostra era. Ed ecco perché la maggior parte finisce in mare, sotto terra, o in un ‘inceneritore. Ecco perché la plastica è un problema gravissimo che raccoglie in sé tantissimi determinanti: la nostra ignoranza, la politica, l’ economia etc.
In Europa nel 2016 sono state raccolte circa 27,1 milioni di tonnellate (milioni di tonnellate!) di rifiuti plastici comprendenti sia imballaggi che non. Di questi il 41,6%, corrispondenti a circa 11,3 milioni di tonnellate, sono state avviate a recupero energetico (termovalorizzatori, con le loro note controversie), il 27% è finito in discarica (7,4 milioni di tonnellate), mentre il 31% sono state avviate a riciclo meccanico (8,4 milioni di tonnellate). Di queste 8,4 tonnellate, solo il 63% sono state rigenerate in Europa. Il restante 37% di questi 8,4 milioni di tonnellate è stato lavorato (non si sa sempre bene come) fuori Europa sopratutto in Asia (con ingenti costi economici diretti sui Cittadini Europei e spesso ambientali su quelli asiatici). In Italia secondo Ispra (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) , dei 5 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica (2016) il 40% (2 milioni di tonnellate) era costituito da imballaggi. Solo 1 milione di tonnellate di questi 2 milioni è stato differenziato (cioè affluito agli impianti specializzati nel loro riciclo). Il resto è finito in discarica. Di quel milione di tonnellate di imballaggi affluiti negli appositi impianti grazie alla raccolta differenziata solo il 43,5% è stato riciclato per via meccanica (cioè è ritornato a nuova vita). Il resto, ovvero il 67% circa, è stato termovalorizzato (bruciato per ottenere energia ma con effetti avversi sulla salute dei cittadini che vi respirano le sostanze post combustione e con noti problemi di gestione degli scarti post combustione). Per farla breve solo il 20, 25% di tutta la plastica recuperata nel mondo è riciclata e trasformata in nuovi oggetti, contenitori o imballaggi spesso di difficile vendita (le plastiche attuali riciclate costano di più e sono qualitativamente diverse). Il resto finisce in discarica o in termovalorizzatori! In questi dati sfuggono i numeri di tutta le plastiche che finiscono in mare, sotto terra, nei laghi che vediamo ogni giorno nei social. Ispra ci dice ancora che il 16,5% delle plastiche in Italia si trova nei rifiuti urbani indifferenziati, ovvero nel “grigio” (= discarica o termovalorizzatori o chissà dove), senza possibilità di riciclo.
Il problema delle plastiche va oltre la retorica sulla sua innocenza e sulla sua – falsa – sostenibilità. . Sono visibili a tutti i danni provocati ai sistemi marini e terrestri (isole di plastica negli oceani, nei mari, plastica nei fiumi, sotto terra e persino in aria). Gli scienziati ci dicono che nel 2050 ci sarà più plastica che pesci negli oceani. Attualmente ci sono 6 isole di rifiuti che invadono gli oceani e i mari. La più grande è la Great Pacific Garbage Pacth : 100.000 Km quadrati di estensione, circa tre milioni di tonnellate di rifiuti accumulati. È grande come gli Stati Uniti d’America!!! In mare un filo di lenza da pesca può decomporsi in 600 anni, un bicchiere di polistirolo 50 anni. Una borsa di plastica 10-30 anni. La plastica è tra i materiali più duraturi nell’ambiente e rilascia in esso svariate sostanze tossiche di cui essa è composta. Ma non finisce qui. Non dobbiamo dimenticare il pericolo microplastiche: i dati sulla quantità di particelle presenti nei cibi di utilizzo comune sono veramente preoccupanti. Sappiamo infatti che il consumo annuale si attesta fra le 39.000 e le 52.000 particelle di microplastiche, a cui si aggiungono fino a 90.000 particelle se si beve soltanto acqua in bottiglie di plastica. Ne ingeriamo l’equivalente di una carta di credito a settimana, circa 5 gr, con effetti che “temiamo possano essere consistenti” riferisce un recente studio del sia (Società Italiana di Andrologia). Lo studio, che mette in allerta dei pericoli connessi alla fertilità, prosegue: “Ftalati (sostanze che rendono le plastiche più flessibili) e fitoestrogeni si comportano da interferenti endocrini: ‘mimano’ ormoni come gli estrogeni e gli androgeni presenti nell’organismo e in questo modo influenzano pesantemente gli equilibri ormonali” ha dichiarato Alessandro Palmieri, presidente Sia.
La plastica rilascia nell’ambiente, tutti i suoi costituenti: metalli pesanti, coloranti, e altre sostanze tossiche che rimarranno, assieme ad essa, per centinaia o migliaia di anni ad inquinare terra, acqua, cielo, aria. Delle microplastiche fanno parte anche le fibre tessili perdute dai nostri capi sintetici (non in fibra naturale compostabile) che vengono riversate nei mari e negli oceani dalle nostre…. Lavatrici. E gli animali? Un recente studio francese ha calcolato in 1,5 milioni/anno gli animali marini uccisi da plastica. Che dite, proviamo a fare a meno della plastica? Almeno dove possiamo?

[Fonte:  gonews.it]


CRCM

L’industria del riciclo è oggi una risorsa fondamentale del sistema Paese e contribuisce in maniera sostanziale all'esigenza dello sviluppo economico e alla tutela dell'ambiente. CRCM Srl offre servizi alle imprese che, attraverso il proprio ciclo produttivo, generano Rifiuti speciali, garantendone per quanto più possibile il recupero o il corretto smaltimento.

Il nostro impianto
L'impianto di CRCM