23 Marzo 2016

Chi produce un imballaggio difficile da riciclare pagherà di più

Al via il progetto per la diversificazione contributiva degli imballaggi di plastica


Lo sviluppo delle materie plastiche negli ultimi anni ha avuto un’evoluzione esponenziale sia per la quantità sia per la tipologia prodotta e immessa nel mercato. Non esiste, infatti, una sola plastica, bensì molte tipologie di plastiche e per capirlo basta guardarsi attorno e notare come i prodotti che si trovano in commercio si differenzino tra loro proprio per le diverse tipologie di materie utilizzate per la realizzazione.

Secondo l’ultimo rapporto “L’Italia del Riciclo”, pubblicato dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile, nel 2014 il riciclaggio degli imballaggi è cresciuto del 2%, arrivando al totale del 66%. In particolare sono state raccolte 830.000 tonnellate d’imballaggi plastici, con un incremento dell’8% sulla raccolta dell’anno precedente. 790.000 tonnellate sono state avviate al riciclo: questo totale rappresenta il 38% di quanto immesso nel mercato.

Il Conai (Consorzio nazionale imballaggi) è l’organismo privato senza scopo di lucro che riunisce circa un milione d’imprese italiane produttrici o utilizzatrici d’imballaggi e che – attraverso il versamento di un contributo ambientale delle imprese come apporto per finanziare la raccolta, la differenziazione, il riciclo e il riutilizzo di imballaggi dell’acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro – evita che questi materiali riutilizzabili finiscano in discarica.

Pochi giorni fa, il Consorzio ha lanciato un progetto di diversificazione contributiva per gli imballaggi di plastica, con l’obiettivo dichiarato di incentivare l’uso di imballaggi maggiormente riciclabili. Il nuovo contributo ambientale sarà modulato in conformità a tre parametri fondamentali:

  1. la facilità di selezione degli imballaggi dopo il conferimento per il riciclo,
  2. l’effettiva riciclabilità, valutate sulla base delle tecnologie disponibili industrialmente note,
  3. il circuito di destinazione (domestico o commercio/industria).

Per arrivare a quest’importante traguardo sono state analizzate circa 60 tipologie d’imballaggi di plastica e classificate in tre categorie alle quali corrisponderanno altrettanti valori del contributo ambientale: godranno dei valori più bassi gli imballaggi maggiormente selezionabili e riciclabili, pagheranno maggiori oneri gli imballaggi più difficili da gestire.

Interessante sarà osservare l’evoluzione del mercato e c’è da chiedersi se, una volta a regime, i rifiuti plastici da imballaggio meno nobili saranno spinti fuori mercato a favore di quelli più facilmente riciclabili e se cambieranno le modalità di raccolta e di gestione dei materiali, magari guardando a quei modelli dove i materiali riciclabili con profitto sono intercettati direttamente dal mercato.

L’implementazione del progetto maturerà presumibilmente entro 12 mesi, dopo il necessario adeguamento dei sistemi informativi ed un periodo di test per le imprese. I differenti valori del Contributo Ambientale saranno definiti dopo tale periodo, segnato da forte volatilità delle quotazioni delle materie prime seconde.

[fonte: ARPAT News]


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