16 maggio 2018

Quanta carta ricicliamo al giorno in Italia? Come il cupolone, ma…

Il Rapporto del consorzio Comieco sulla raccolta differenziata. Negli ultimi 20 anni il recupero è quintuplicato, ma al Sud c’è ancora da fare. E in Piemonte un’azienda rivive


La carta riciclata ogni anno in Italia pesa quanto tredici Empire State Building. Poco meno di una cupola di S. Pietro al giorno. A Roccavione invece, paesino di duemila anime in provincia di Cuneo, è difficile dire quanto sia pesato il licenziamento dei 150 dipendenti della storica cartiera Pirinoli, chiusa nel 2012. La metà però si sono riciclati, anche loro. Hanno rilevato di tasca propria lo stabilimento, che oggi è ripartito come fabbrica condivisa e fattura milioni. La loro storia pesa più del denaro: probabilmente più della fabbrica stessa. Prodigi della carta – riciclata – su cui si sta scrivendo la sfida ecologica nel nostro Paese. Una buona parte, almeno. Lo si legge nei numeri del rapporto annuale presentato dal consorzio Comieco sullo stato della raccolta regione per regione. Il quadro è in chiaroscuro, naturalmente.

Ma le buone notizie pesano di più, anche perché arrivano da dove sono più rare, sul fronte della sostenibilità ambientale: nel Sud e nelle Isole la raccolta differenziata è aumentata dell’8,6 per cento nel 2016, un dato cresciuto ulteriormente nel 2017 (intorno al più 10 per cento, i conti si stanno ancora facendo). È un inizio. Anzi no, perché il trend dura da anni. Il circolo virtuoso si è innescato in realtà nel 1985, nel pieno dell’era usa-e-getta: quando «lo spreco era diventato un modo di vivere» ricorda Carlo Montalbetti, direttore di Comieco. Il consorzio fu fondato in quell’anno da un primo nocciolo di imprese cartarie, per «promuovere gli aspetti eco-compatibili della carta e porre le basi di un’economia circolare».

Lo sforzo auto-disciplinatorio ha anticipato di tredici anni la direttiva Ue sulla responsabilità ambientale dei produttori, applicata nel 1998 con il decreto Ronchi. Da allora a farsi carico di ritirare e valorizzare carta e imballaggi usati è la filiera stessa (che conta 3200 imprese). In vent’anni la raccolta differenziata si è propagata dai primi centri «pilota» (Torino, Milano) a tutto il Paese; i quantitativi sono quintuplicati, da 600 mila a 3,2 milioni di tonnellate di carta riciclata all’anno. Una volta fatti due conti facili, il guadagno è stato economico oltreché morale. Nel 2005 per la prima volta l’Italia ha esportato più carta di quella importata. E la bilancia è rimasta in positivo fino a oggi. Ma il percorso come si è detto non è stato privo di ostacoli.

La cartiera Pirinoli di Roccavione (Cn), secondo produttore nazionale di cartoncini patinati, nel 2012 ha chiuso i battenti dopo 140 anni di storia. Crisi di liquidità: anche se gli ordini, come viene fatto rilevare anche oggi, non mancavano affatto. «Il mercato era ed è a prova di crisi, per i prodotti di qualità la richiesta è tutt’ora alta» racconta Ferdinando Tavella, 47 anni, all’epoca direttore amministrativo. Oggi presiede la cooperativa che ha rilevato lo stabilimento, con un workers-buyout cofinanziato da LegaCoop e Fondazione Cfi. «Eravamo convinti delle nostre possibilità – ricordano – e abbiamo deciso di rischiare». Nella filiera virtuosa, si dice, la carta può avere fino a sette vite, come i gatti.

Anche i dipendenti della Pirinoli hanno pensato di meritarsi una seconda chance. Nel 2014 Tavella e altri 70 ex colleghi licenziati (su 152) si sono rimboccati le maniche investendo risparmi e mobilità per acquistare la cartiera in cui lavoravano. «È stata una scommessa difficile, ma dopo anni di sforzi i risultati ci stanno dando ragione», spiega Tavella. E prosegue: «Il bilancio è tornato in pari e l’azienda è più solida, perché tutti siamo responsabilizzati». Il senso di responsabilità è proprio il terreno su cui, più in grande, si gioca il grosso della partita ambientale. Se il tasso di riciclo della carta è uno dei principali indicatori su cui misurare il senso civico in una comunità – lo dice una recente ricerca condotta da Ipsos per Comieco – i margini restano ampi in alcune aree del Paese. «L’esperienza dimostra che le buone abitudini si innescano nei cittadini a partire dalle strategie delle amministrazioni locali. Sotto questo aspetto vediamo dei miglioramenti continui e il processo si conferma in corso» osserva Montalbetti. Anche qui il quadro ha tinte contrastanti. Se nel Centro-Nord la differenziata ha ormai tassi «tedeschi» di virtuosità (con qualche eccezione anche significativa: la Liguria per esempio) in Campania e Puglia i quantitativi di carta raccolta pro-capite sono la metà, un terzo in Molise e Sicilia. Dietro la mappa si scorgono gli alti e bassi dell’orografia amministrativa, in filigrana: perché gli obiettivi, e le sanzioni per chi non li raggiunge, vengono definiti dalle Regioni. Il problema «non sono le leggi e i regolamenti comunali, che non mancano, ma la loro applicazione» sottolinea ancora Montalbetti. Il direttore di Comieco non si perde d’animo e conta «entro due o tre anni» di recuperare le 600 mila tonnellate di carta e cartone che ancora sfuggono alla raccolta nel Sud, e finiscono in discarica. Si dice ottimista: «Una volta toccati con mano i benefici ambientali ed economici delle buone pratiche, nessuno vuole tornare indietro. Il processo è possibile, però, solo se si sensibilizzano amministratori e cittadini sulle proprie responsabilità». Come in una fabbrica dove ognuno è padrone di se stesso. E ci si salva tutti insieme.

[fonte: corriere della sera]


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