7 maggio 2018

Rifiuti di carta, rischio riciclo per inquinamento plastica

Assocarta, troppi materiali estranei nei rifiuti


L’Italia ricicla l’85% dei rifiuti di carta che produce. Un dato ottimo, ma c’e’ un problema. La carta raccolta nei cassonetti della differenziata e’ piena di altra spazzatura: plastica soprattutto, poi metalli, legno, sabbia, carta sporca e inutilizzabile. Colpa della negligenza dei cittadini, che non badano a cosa buttano, e dell’inefficienza delle societa’ di raccolta, che non ripuliscono la spazzatura. Questi rifiuti estranei sono un costo e un problema per le aziende del riciclo della carta: devono smaltirli a parte, ma non sanno dove, visto che nel paese ci sono poche discariche e pochi inceneritori.

“In Italia si fa tanto riciclo, ma abbiamo il problema degli scarti – spiega Massimo Medugno, direttore di Assocarta, l’associazione delle imprese del settore -. Invece del 5% massimo, si arriva al 15%, come a Roma. Questi scarti facciamo fatica a piazzarli: le discariche chiudono, inceneritori non ce ne sono. Non sappiamo dove metterli”.

“Ci vuole una maggiore educazione da parte dei cittadini – aggiunge Michele Bianchi, amministratore delegato della Reno De Medici, uno dei maggiori gruppi italiani del settore -. Ma anche le societa’ che fanno la raccolta cittadina, poi non lavorano il rifiuto. Dovrebbero togliere gli altri rifiuti dalla carta, invece la imballano e ce la mandano come la raccolgono. Il materiale plastico di risulta non riusciamo ad utilizzarlo. L’1 – 1,5% va agli inceneritori, il resto in discarica”.

L’altro grande problema dei riciclatori di carta in Italia e’ il costo dell’energia, notoriamente piu’ alto nel nostro paese rispetto ai concorrenti esteri. Il settore e’ fortemente energivoro, l’energia rappresenta il 30% dei costi.

Nonostante queste criticita’, il riciclo della carta e il settore cartario in genere vanno a gonfie vele in Italia. Nel nostro paese ogni anno si riciclano 5 milioni di tonnellate di carta e se ne producono 9,1 milioni di tonnellate. Il 60% della carta prodotta in Italia e’ riciclata. Il settore cartario nel 2017 e’ cresciuto del 2% per volumi, del 5% per fatturato, arrivando a 7,4 miliardi di euro, con 19.500 addetti e 150 stabilimenti. L’Italia e’ il 4/o paese in Europa nel settore, dopo Germania, Svezia e Finlandia.

E le prospettive per il futuro sono ancora piu’ promettenti. “La carta e’ un materiale antico ma moderno – commenta Medugno -. E’ rinnovabile e riciclabile, non inquina, esprime molta della modernita’ che si richiede oggi agli imballaggi. C’e’ un orientamento in atto a usare di piu’ la carta, ma c’e’ bisogno di cambiamento culturale”.

L’Italia fino all’anno scorso esportava 1,8 milioni di tonnellate all’anno di carta da macero, specialmente verso la Cina. Ma dal 1/o gennaio di quest’anno Pechino ha chiuso le frontiere ai rifiuti stranieri, e questo ha dato una spinta alle aziende nostrane per investire di piu’. “Due e tre aziende si riconvertiranno dalle carte grafiche agli imballaggi – spiega il direttore di Assocarta -. Cosi’ potremo produrre piu’ valore e piu’ occupazione”.

Carta, un materiale che si ricicla fino a 7 volte. Il riciclo della carta avviene da due tipi di materie prime: la raccolta differenziata cittadina da una parte, gli scarti industriali di cartiere e cartotecniche dall’altra. La carta può essere riciclata fino a sette volte.
Oltre, le fibre di cellulosa si deteriorano troppo.
La materia prima dalla raccolta differenziata arriva in grandi balle legate col fil di ferro, preparate dalla aziende che curano la raccolta. In teoria, le balle dovrebbero contenere non più dell’1% di elementi estranei (plastica, metalli, legno, carta sporca). Le aziende di raccolta dovrebbero avere delle piattaforme di selezione. In realtà, in genere le balle vengono confezionate con i rifiuti come escono dai cassonetti, e tocca ai riciclatori separare la carta dal resto. In media il 7% del rifiuto non è carta, ma si può arrivare anche al 15% (come succede a Roma). Nelle balle si trova di tutto, anche scarpe, borse e rifiuti organici.
Le aziende di riciclo più avanzate sono dotate di “fiber test”, una macchina in grado di estrarre una carota da ogni balla e verificare la percentuale di rifiuti estranei.
La carta da macero viene caricata da una gru su di un nastro trasportatore e immessa in un gigantesco frullatore. Le fibre vengono sciolte in acqua e sminuzzate da un’elica, poi passano attraverso quattro filtri successivi, di sezione sempre più piccola. In questi filtri viene trattenuto tutto lo scarto, finché si ottiene una soluzione al 99% di acqua e 1% di fibra pulita. Gli scarti vanno in discarica o negli inceneritori.
La soluzione di acqua e fibra viene proiettata su di un grande rullo di tela in movimento. L’acqua cola dalla tela e la percentuale di fibre arriva al 20%. A quel punto le presse premono il foglio umido e fanno uscire altra acqua, così che le fibre salgono al 50%. Sempre correndo su rulli di tela, il foglio va in seccheria, dove viene asciugato e l’umidità si riduce al 3%. Tutta l’acqua eliminata viene mandata in depuratore. Oggi si usano inchiostri all’acqua e non più al piombo: gli scarichi sono amido di cellulosa che si depura facilmente. Tuttavia, alcune carte vengono sbiancate in vasche con saponi. In questo caso ci sono anche sostanze chimiche da depurare.
Per fare un esempio, alla cartiera Reno De Medici di Villa Santa Lucia (Frosinone), al termine della lavorazione si ottiene un rotolo gigantesco da 27 tonnellate, largo 4,5 metri e lungo ben 42 chilometri. Il rotolo può essere mandato così alle cartotecniche industriali, oppure può essere diviso in rotoli più piccoli o tagliato in tanti pannelli, a seconda delle richieste del cliente.

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L’industria del riciclo è oggi una risorsa fondamentale del sistema Paese e contribuisce in maniera sostanziale all'esigenza dello sviluppo economico e alla tutela dell'ambiente. CRCM Srl offre servizi alle imprese che, attraverso il proprio ciclo produttivo, generano Rifiuti speciali, garantendone per quanto più possibile il recupero o il corretto smaltimento.

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