10 Dicembre 2015

Rifiuti: in Europa si può fare di più

Un rapporto dell'Agenzia Europea per l'Ambiente analizza i programmi di prevenzione adottati dai paesi UE


Ogni anno produciamo più di due miliardi di tonnellate di rifiuti, che rappresentano un colossale problema ambientale ma anche una notevole perdita economica. A sottolineare l’importanza della prevenzione e quindi della riduzione dei rifiuti è un rapporto appena licenziato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, che fa il punto sui progressi che si sono verificati nei paesi membri dell’Unione negli ultimi anni. Tra il 2004 e il 2012 i rifiuti sono calati nel loro insieme di oltre l’1%, ma nel 2012 sono pur sempre stati buttati via 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti, quasi 5 tonnellate a persona, nell’UE. Ridurre la mole di quello che viene gettato via consentirebbe di ridurre l’inquinamento di acqua e suolo oltre alle emissioni di gas serra e alla perdita di materiali pregiati che continuano a finire in discarica.

Dall’analisi di 27 dei 36 programmi di prevenzione dei rifiuti nazionali e regionali adottati alla fine del 2014 in 28 Stati membri dell’UE, più Islanda, Liechtenstein e Norvegia, emerge che la maggior parte di essi si occupano di cibo e gestione dei rifiuti organici, rifiuti urbani e domestici, apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti di imballaggio e rifiuti pericolosi. L’obiettivo dichiarato di molti è quello di spezzare il legame tra crescita economica e impatto ambientale associato alla produzione di rifiuti. In effetti il principio generale alla base delle politiche comunitarie e nazionali è quello di seguire la “gerarchia dei rifiuti”. Prima di tutto prevenirli, in secondo luogo le 3 R: riutilizzo, riciclo, recupero di altro genere e infine smaltimento come ultima opzione.

Per realizzare il proprio scopo è cruciale quantificarlo, ma solo 17 programmi comprendono obiettivi quantitativi che vanno dalla totalità dei rifiuti prodotti a target più specifici per particolari settori o tipologie di rifiuti con diversi anni di partenza e di destinazione. Sono invece 24 i programmi che specificano gli indicatori per valutare i progressi negli obiettivi e i traguardi e nell’efficacia delle politiche di prevenzione dei rifiuti. Solo 10 programmi infine includono sistemi di monitoraggio in modo esplicito.

Questa analisi non consente di giudicare l’efficacia dei programmi considerati, che andranno valutati sul campo, magari selezionando alcuni settori su cui puntare l’attenzione. Il recente pacchetto sull’economia circolare, adottato dalla Commissione europea, ha però proprio lo scopo di prevenire la formazione dei rifiuti già dalla progettazione dei prodotti, e incoraggiando il riuso e il riciclo da parte della popolazione. Sulla carta questo insieme di provvedimenti era destinato a diventare la più importante normativa ambientale varata negli ultimi anni, ma gli ambientalisti ne lamentano il depotenziamento nella sua ultima versione, presentata il 2 dicembre.

Nella prima proposta, per esempio, l’obiettivo di riciclo dei rifiuti urbani era del 70% al 2030, ora scende al 65% e diversi paesi (Estonia, Grecia, Croazia, Lettonia, Malta, Romania e Slovacchia) potranno chiedere una proroga di 5 anni prima di adeguarsi. Anche sul riciclo degli imballaggi il pacchetto è diventato meno ambizioso: si partiva dall’80% entro il 2030 e si è giunti al 75%. Uno dei punti più importanti consiste nella riduzione dei rifiuti conferiti in discarica, diretta conseguenza di migliori politiche di riciclo di materiali come plastica, carta, vetro, alluminio ecc. La versione precedente del documento fissava il limite al 5% entro il 2030, che sono raddoppiati, raggiungendo il 10% nella nuova stesura della norma. Quanto all’organico: la raccolta separata doveva diventare obbliatoria entro il 2025, invece la nuova versione prevede che venga solo organizzata entro quella data e solo dove ciò sia possibile.

Un punto positivo è invece quello che prende di mira l’obsolescenza programmata dei prodotti. Quando compriamo un frigorifero o un frullatore, stiamo acquistando un articolo il cui produttore ha già deciso quando si romperà. Il problema non è solo che la vita dei prodotti viene artificialmente accorciata, ma anche che spesso non è possibile ripararli. La direttiva Ecodesign prevederà criteri di durata, riciclabilità e riparabilità negli elettrodomestici prodotti e venduti in Europa.

[panorama.it]


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