13 agosto 2019

Verso un packaging più sostenibile, dalla riduzione degli sprechi al biodesign

Il problema del packaging in eccesso è un fenomeno enorme e globale. La ricerca per trovare soluzioni sostenibili avanza, anche grazie ad alternative sperimentali come gli imballaggi alimentari edibili e compostabili.


Amplificato dall’e-commerce diventato in tutto il mondo una modalità di acquisto sempre più diffusa, il problema di come ridurre il packaging in eccesso di milioni di prodotti e del suo smaltimento è affrontato dai consorzi di produttori e dai colossi delle vendite online secondo linee guida sostenibili. Intanto, designer e biologi lavorano insieme a ricerche innovative di biodesign, per sperimentare packaging alternativi e sostenibili che utilizzano batteri e microorganismi capaci di sostituire i materiali derivati dal petrolio.

Il raffinato packaging dei prodotti Armani Dolci con la storica azienda torinese Gobino, brand di lusso molto attenti all’utilizzo di materiali riciclabili © Armani

Packaging, perché è così importante

Il packaging è considerato dalle aziende di qualsiasi tipologia merceologica un elemento molto importante per la percezione del marchio da parte dei consumatori con un impatto positivo sul suo valore e sulla sua riconoscibilità. La sua funzione va al di là dell’aspetto puramente pratico di proteggere e trasportare il prodotto. Ha il compito di differenziarlo sullo scaffale dei negozi e, soprattutto, della grande distribuzione, dove la forma, il materiale e l’elemento grafico complessivo devono essere fortemente attrattivi.

Non si spiegherebbe altrimenti la grande attenzione che le aziende hanno sempre posto nella progettazione dei contenitori dei loro prodotti in tutti i settori, ma specialmente nel campo agro-alimentare, dei cosmetici, della moda, del superfluo e del lusso. Spesso però non preoccupandosi affatto del loro riciclo. Il packaging per molti prodotti è in certi casi un surplus non strettamente necessario, sbagliato secondo i principi della sostenibilità, eccessivo e inutile agli occhi di molti anche  se valutato soltanto con il criterio del buonsenso.

La progettazione del packaging va dunque ripensata a tutti i livelli, come in parte sta già accadendo, per evitare lo spreco e l’utilizzo non necessario di materiali, seppur riciclabili. Il fenomeno è oggi di dimensioni gigantesche, ma qualcosa sta cambiando e parte anche dall’atteggiamento dei consumatori e dalla globale crescente attitudine verso la sostenibilità.

Alla vigilia della nuova era plastic free. Infografica dello studio Ipsos sull’atteggiamento dei consumatori italiani nei confronti del packaging dei prodotti © Ipsos

Packaging e sostenibilità, la tendenza dei consumatori

Secondo l’indagine condotta dalla società di ricerche di mercato americana Research and markets, una delle più grandi al mondo, la domanda dei consumatori sta progressivamente orientando le aziende verso il packaging sostenibile, il cui mercato globale raggiungerà un valore di circa 440 miliardi di dollari entro il 2025, con un tasso di crescita annuale del 7,7 per cento. L’atteggiamento critico e sempre più sensibile delle persone sugli effetti sociali e ambientali dell’intero ciclo di vita del prodotto si estende anche al packaging che spesso è il primo e più evidente elemento e si rivela fondamentale nel processo decisionale di acquisto.

Nel 2018 il sondaggio European consumer packaging perceptions, che ha coinvolto a 7mila consumatori di sette paesi europei, ha rivelato che due terzi degli italiani tra i 50 e 60 anni vorrebbe che le confezioni dei prodotti fossero più ecosostenibili. Come materiali, l’89 per cento preferisce il cartone alla plastica. Di rilievo l’attitudine dei millennials, nati tra il 1980 e il 2000: il 55 per cento dichiara di aver cambiato marca per evitare l’uso eccessivo di packaging. Un altro dato importante è che tre quarti degli italiani dichiara che le proprie decisioni d’acquisto sono influenzate, se non determinate, dagli imballaggi e dalle confezioni dei prodotti. Porzione leggermente inferiore all’81 per cento della Spagna e al 77 per cento di Germania e Polonia, ma comunque un segnale positivo.

Altri sondaggi confermano che questa tendenza è in crescita, come quelli condotti dall’istituto di ricerche di mercato Lux Research che ha stimato che gli imballaggi biodegradabili possono competere con quelli derivati dal petrolio e garantire perfino prestazioni migliori. O l’indagine a livello mondiale condotta da Tetrapak, da cui emerge che nell’ambito delle bevande c’è una crescente importanza che gli acquirenti attribuiscono al packaging eco-friendly. I due terzi dei seimila intervistati in dodici paesi hanno, infatti, affermato di scegliere prodotti che rispettano l’ambiente, anche quando costano un po’ di più. Inoltre, secondo lo studio Ipsos, Alla vigilia della nuova era plastic free, presentato a maggio 2019 al Museo della scienza e della tecnica di Milano, l’imballaggio o la confezione secondo il 41 per cento degli 
italiani è ritenuto il primo fattore di sostenibilità su cui viene valutato un marchio.

A lato della positiva attitudine dei consumatori, tuttavia, sono le scelte politiche i veri strumenti in grado di accelerare il processo, com’è stato per l’adozione dei sacchetti biodegradabili per l’ortofrutta ed è urgente la necessità di definire le regole all’interno del vasto settore produttivo di packaging e imballaggi.

Il fenomeno del packaging dell’e-commerce ha dimensioni enormi e riguarda milioni di prodotti. Allo studio la riduzione degli imballi e la loro sostenibilità © Amazon Italia

Il problema dell’eccesso nell’e-commerce

La massiccia diffusione dell’e-commerce ha creato in questi ultimi anni un aumento enorme del packaging di imballaggio per i milioni di prodotti acquistati online e spediti direttamente ai consumatori finali, e accentuato il problema del loro smaltimento. Amazon, colosso degli acquisti online, ha messo in cantiere iniziative pluriennali per la riduzione degli sprechi, tra cui imballaggi studiati appositamente per le diverse esigenze dei prodotti e il programma Frustration-free packaging per promuovere imballaggi 100 per cento riciclabili, facili da aprire e per spedire i prodotti nel loro stesso imballaggio senza scatole di spedizione aggiuntive.

Tali sforzi mirano anche a eliminare i “gusci” di plastica rigida e i fili di legatura in questo materiale comunemente usati nell’imballaggio dei giocattoli. Queste iniziative si sono ampliate di recente fino a riguardare attualmente, secondo le dichiarazioni di Amazon, più di 1,2 milioni di prodotti che hanno eliminato nel solo 2015 più di 36mila tonnellate d’imballaggi in eccesso. In prospettiva il piano prevede di ridurre i tempi di preparazione, i materiali d’imballaggio e di spedizione, e i costi operativi grazie al maggiore ricorso a materiali riciclati; incrementare la densità complessiva dei pacchi, il che favorisce il risparmio sui trasporti e riduce i rifiuti per i clienti finali; ridurre il numero di oggetti che subiscono danni lungo il tragitto ed eliminare gli imballaggi sprecati.

Linee guida per il packaging sostenibile

Sempre più i consorzi, produttori di materiali da imballaggio e università si stanno attivando per trovare delle modalità che siano meno impattanti e più sostenibili. Per essere davvero efficace, a lungo termine il problema dev’essere affrontato con delle normative a livello istituzionale, ma nel frattempo le ricerche stanno facendo grandi passi per trovare soluzioni sostenibili. Comieco, il consorzio italiano per il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica, cioè carta e cartone, per far fronte al fenomeno dell’aumento del packaging dovuto alle vendite online, ha di recente elaborato e reso pubblico un documento che indica le Linee guida e check list per il corretto uso del packaging per l’e-commerce ai fini della sostenibilità ambientale.

Un’altra iniziativa interessante è la ricerca promossa da Bestack, il consorzio di produttori di imballaggi in cartone ondulato per il settore dell’ortofrutta, condotta con l’università di Bologna e durata cinque anni per produrre un packaging in cartone ondulato mixato con oli naturali, facilmente e totalmente riciclabile e che protegge adeguatamente la frutta garantendone la perfetta tenuta durante il trasporto. Questo sistema si è rivelato anche un efficace salva-spreco alimentare.

Biodesign, la nuova frontiera del packaging sostenibile

La tendenza in atto tra i produttori è quella di una progressiva e generale diffusione dell’uso di materiali rinnovabili da fonti sostenibili, di materie plastiche biologiche e biodegradabili e di cartone proveniente da foreste certificate. Mentre la ricerca sperimentale sta esplorando nuovi territori, il biodesign è sempre più una realtà anche per risolvere con soluzioni innovative e brillanti i problemi del settore: è la frontiera innovativa che vede al lavoro insieme designer, biologi e scienziati per lo sviluppo di prodotti alternativi, sicuri e sostenibili che utilizzano batteri e microorganismi in grado di sostituire i materiali derivati dal petrolio.

Quest’area apre nuove e inaspettate prospettive e rappresenta l’evoluzione più tecnologica e sofisticata dell’approccio ecologico tradizionale che utilizza materiali naturali – e che ha dato origine in questi ultimi anni a prodotti validi e di successo, come il packaging alimentare domestico in cotone cerato Apepak o similari in sostituzione della pellicola per proteggere gli alimenti nel frigorifero.

Un packaging sperimentale, edibile e compostabile

La designer polacca Roza Janusz per il suo progetto di laurea presso l’istituto di design School of form di Poznań, in Polonia, ha creato un imballaggio per alimenti sperimentale e alternativo alla plastica realizzato con materiale organico che può essere consumato dopo l’uso o compostato. È progettato per conservare alimenti secchi o semi-secchi tra cui semi e noci ma anche erbe e insalata. Una volta compostati, i batteri formano uno strato sottile e malleabile che funge da barriera contro l’ossigeno, il componente principale della decomposizione degli alimenti. Denominato Scoby, questo packaging è stato ulteriormente sviluppato da Makegrowlab, uno studio di progettazione e consulenza ecologica che ha la missione di avviare una “bio-rivoluzione” trasformando i rifiuti in materiali e prodotti preziosi.

La squadra ha creato una sostanza ottenuta da rifiuti agricoli locali che può essere utilizzata per la conservazione degli alimenti e successivamente compostata proprio come le verdure, sviluppando il processo di coltivazione e fabbricazione utilizzando una produzione in serie di materiale organico durevole e commestibile. Il materiale può essere coltivato localmente in qualsiasi parte del mondo, con poco spazio e risorse locali. Tra i suoi benefici, secondo gli inventori, anche quello di creare una grande barriera all’ossigeno, motivo principale per cui molti prodotti sono immagazzinati in plastica e non in carta, e aiutare a rigenerare il terreno dopo il compostaggio.

 

[fonte: lifegate.it]


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